Il rialzo dei rendimenti riscrive gli equilibri di mercato
Data pubblicazione: 10 giugno 2026
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Nel corso del mese di maggio, pur chiudendo sotto i massimi del periodo, i rendimenti obbligazionari hanno proseguito il loro movimento rialzista, raggiungendo i livelli più elevati dell’anno nelle principali economie sviluppate e, in alcuni casi come nel Regno Unito, toccando valori che non si vedevano dal 1998. Anche negli Stati Uniti — di cui riportiamo sotto il grafico — il Treasury decennale, riferimento principale per il mercato obbligazionario governativo, ha raggiunto livelli che non si registravano dal 2007, mentre nell’Eurozona il Bund decennale è tornato sui rendimenti del 2011, dopo anni trascorsi poco sopra lo zero.
Ma quali sono le cause di questa risalita? Le motivazioni sono molteplici. In primo luogo, continuano a pesare le tensioni geopolitiche, in particolare il confronto militare tra Stati Uniti e Iran. Il blocco dello Stretto di Hormuz, ormai fermo da circa tre mesi per il traffico delle petroliere, ha mantenuto il prezzo del petrolio stabilmente sopra i 100 dollari al barile, soglia al di sotto della quale è sceso solo negli ultimi giorni in seguito alla possibilità di un imminente accordo di pace.
La conseguente pressione inflazionistica, pur derivando principalmente da uno shock dell’offerta energetica, rappresenta una delle principali ragioni del rialzo dei rendimenti e potrebbe costringere alcune banche centrali a intervenire nuovamente sui tassi d’interesse. In questo contesto, la Banca Centrale Europea appare la candidata più probabile a muoversi già nel meeting di giugno. Ma anche le aspettative per gli Stati Uniti sono cambiate: dai certi ribassi dei tassi attesi a inizio anno si è arrivati ora a un probabile nulla di fatto, con un compito difficile che attende Kevin Warsh, il nuovo presidente della Federal Reserve, che si dovrà destreggiare fra le pressioni dell’amministrazione statunitense desiderosa di un abbassamento dei tassi e la risalita dell’inflazione che ne impedisce la realizzazione. Nel grafico seguente vediamo come le aspettative inflazionistiche dei consumatori tedeschi e giapponesi, per anni prossime allo zero, siano ai massimi di periodo.

A questo si aggiunge la richiesta da parte degli investitori di una remunerazione più elevata sulla parte lunga delle curve obbligazionarie, alla luce delle politiche fiscali ancora molto espansive adottate da numerosi governi, con gli Stati Uniti in prima linea su questo fronte. Infine, i persistenti problemi politici nel Regno Unito — e il timore che l’attuale premier possa essere sostituito da figure percepite come meno rigorose sul fronte della spesa pubblica — hanno accentuato la risalita dei rendimenti britannici, generando effetti di contagio anche su altri mercati obbligazionari.
I mercati azionari reggono grazie agli utili societari e al risiko bancario
Nonostante dati macroeconomici più deboli sul fronte della crescita — con l’attività dei servizi in netto rallentamento in Europa e in lieve flessione anche negli Stati Uniti, oltre a un indebolimento della spesa per consumi e a un rallentamento del manifatturiero nel mese di maggio — i mercati azionari hanno continuato a beneficiare degli ottimi risultati societari relativi al primo trimestre del 2026.
Per quanto riguarda l’S&P 500, l’indice azionario più importante al mondo per capitalizzazione, le società che ne fanno parte hanno registrato una crescita degli utili superiore al 28% rispetto al primo trimestre del 2025, mentre i ricavi sono aumentati di oltre l’11%. Sia gli utili sia il fatturato hanno inoltre superato ampiamente le attese degli analisti, con il settore tecnologico ancora una volta protagonista ma con il rialzo che negli ultimi giorni ha visto la partecipazione di più settori e aree geografiche, come l’Europa, maggiormente penalizzate dal conflitto mediorientale. Il mese di maggio, proprio a causa del rialzo dei rendimenti obbligazionari che ha agito da freno alle valutazioni, non ha replicato le performance particolarmente brillanti di aprile, mese che peraltro partiva da livelli più depressi, ma ha comunque fatto registrare ritorni generalmente sempre positivi, sebbene accompagnati da una significativa volatilità tra i diversi settori aziendali. In Italia, in particolare, c'è fermento creato dal risiko bancario: Banca MPS ha recentemente ricevuto una proposta di aggregazione alla pari da parte di Banco BPM, e nella stessa giornata è arrivata la proposta di opas da parte di Banca Intesa San Paolo. E' chiaro però che il vero obiettivo dietro a queste operazioni è Mediobanca, anzi Generali! E anche Unicredit sta salendo nel controllo della tedesca Commerzbank: tramite le azioni ha raggiunto oltre il 37%, coi derivati il 54%... Vedremo come andrà a finire...
Materie prime e valute: il peso del contesto geopolitico
Anche le materie prime hanno risentito del contesto geopolitico. Come già evidenziato, le tensioni internazionali hanno sostenuto inizialmente il prezzo del petrolio, che si è indebolito solo sul finire del mese; al contrario, il rialzo dei rendimenti ha penalizzato i metalli preziosi, con oro e argento in calo nel corso del mese.Sul fronte valutario, infine, i movimenti sono stati più contenuti: la persistente crisi mediorientale, ma soprattutto il venir meno delle speranze di un abbassamento dei tassi da parte della Federal Reserve, ha favorito il dollaro, che si è leggermente apprezzato nei confronti della maggior parte delle principali valute.
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