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OTTOBRE: GEOPOLITICA, INFLAZIONE E MERCATI FINANZIARI

Data pubblicazione: 02 novembre 2026

Autore: Teresa Carnevale Maffe'

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Ottobre è stato segnato dal protrarsi delle tensioni in Medio Oriente e dalle loro conseguenze sui mercati energetici. I rischi per le infrastrutture petrolifere e le rotte commerciali hanno mantenuto elevata la volatilità del greggio: il Brent ha superato i 116 dollari al barile il 23 ottobre, prima di ripiegare nelle sedute successive grazie alle prospettive di nuovi colloqui diplomatici.

Il costo dell’energia resta quindi una delle principali incognite per l’inflazione e per la crescita economica mondiale.


Banche centrali: tassi fermi, ma l’inflazione resta sorvegliata

Le banche centrali si sono trovate ancora una volta a bilanciare stabilità dei prezzi e tenuta dell’attività economica. Dopo l’aumento di 25 punti base deciso a settembre, la Federal Reserve, nella riunione del 27-28 ottobre, ha confermato i tassi al 3,75-4%.

La BCE, nel giorno in cui Christine Lagarde ha annunciato le dimissioni anticipate dal 7 febbraio 2027, ha lasciato invariato il tasso sui depositi al 2,50%, mentre la Bank of Japan ha confermato il tasso di riferimento all’1,25%. Le pause delle banche centrali erano già ampiamente anticipate dai mercati, ma l’evoluzione dei prezzi energetici rende più incerto il percorso futuro dei tassi. L’inflazione derivante da shock esterni sull’offerta di materie prime rimane strettamente sorvegliata in vista delle prossime mosse.


Valute e obbligazioni: dollaro forte e rendimenti elevati

Sul mercato dei cambi, il dollaro ha beneficiato del livello elevato dei rendimenti statunitensi e dell’incertezza internazionale. L’euro si è collocato intorno a 1,12 dollari nelle ultime sedute, mentre il biglietto verde ha guadagnato terreno su tutte le divise principali, a conferma che le divergenze nelle prospettive economiche e monetarie continuano a orientare i flussi valutari.


Il comparto obbligazionario ha risentito delle persistenti preoccupazioni inflazionistiche. Negli Stati Uniti, il rendimento del Treasury decennale si è avvicinato al 5%, dopo avere toccato livelli superiori nel corso del mese. Il movimento ha penalizzato le obbligazioni a maggiore durata, pur contribuendo a rendere più interessanti i rendimenti disponibili sulle nuove emissioni. In Europa, l’attenzione è rimasta rivolta ai titoli di Stato e alle differenze tra i singoli emittenti: in particolare, le condizioni dei conti pubblici francesi sono rimaste un fattore di sensibilità per il mercato.


Nel credito societario, il contesto suggerisce una maggiore attenzione alla qualità degli emittenti e alla sostenibilità del debito. Le obbligazioni investment grade continuano a offrire rendimenti interessanti in termini nominali, mentre i segmenti più rischiosi restano vulnerabili a un eventuale rallentamento della crescita o a un aumento del costo del finanziamento. Per i Paesi emergenti, i risultati sono stati differenziati in funzione della stabilità politica, delle valute e dell’esposizione alle materie prime.


Azioni e materie prime: cresce la selettività

Le Borse hanno alternato correzioni e recuperi. Negli Stati Uniti, l’interesse per l’intelligenza artificiale e per le grandi società tecnologiche ha continuato a sostenere il Nasdaq, ma le dimensioni degli investimenti necessari per sviluppare infrastrutture digitali hanno alimentato interrogativi sulla redditività futura. Abbiamo avuto un primo riscontro sull’effetto a livello di bilanci degli enormi investimenti degli hyperscaler: caso emblematico il free cash flow negativo di Alphabet. L’avvio della stagione delle trimestrali ha così accentuato la selettività degli investitori. Anche in Europa, l’andamento dei listini è stato condizionato dalle prospettive sui tassi, dall’energia e dalle aspettative sugli utili societari.


Tra gli emergenti, il Brasile ha registrato forti turbolenze finanziarie dopo l’esito delle elezioni presidenziali, confermando il peso del rischio politico sulle valutazioni. Nel mercato delle materie prime, l’oro ha mostrato oscillazioni marcate: il rafforzamento del dollaro e i rendimenti obbligazionari elevati hanno contrastato la domanda di protezione legata alle tensioni internazionali.In sintesiNel complesso, ottobre ha confermato un quadro nel quale la resilienza dell’economia americana, con un PIL trimestrale ancora solido al 3,4%, convive con rischi geopolitici, energia costosa e condizioni monetarie restrittive. La diversificazione e l’attenzione alla qualità degli strumenti rimangono centrali per affrontare le turbolenze in questa fase di transizione.


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