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Uno sguardo su settembre: geopolitica, inflazione e mercati

Data pubblicazione: 02 ottobre 2026

Autore: Teresa Carnevale Maffe'

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Rappresentazione visiva dell'articolo: Uno sguardo su settembre: geopolitica, inflazione e mercati

Il mese di settembre è stato caratterizzato da un significativo aumento delle tensioni geopolitiche internazionali. I nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran e tra Arabia Saudita e ribelli Houthi nello Yemen hanno ulteriormente compromesso i flussi energetici attraverso gli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb. A queste difficoltà si sono aggiunti gli attacchi ucraini contro infrastrutture petrolifere russe, che hanno ridotto la disponibilità di prodotti raffinati sui mercati internazionali. Il risultato è stato un deciso rialzo del prezzo del petrolio, con particolare pressione sul diesel, componente chiave del sistema dei trasporti e potenziale fonte di ulteriore inflazione.

Banche centrali: la priorità resta l'inflazione

L'aumento delle quotazioni energetiche ha riportato al centro dell'attenzione il tema della stabilità dei prezzi. Nel corso del mese si sono riunite le principali banche centrali mondiali, confermando la volontà di mantenere un orientamento restrittivo della politica monetaria. BCE e Federal Reserve hanno proceduto con ulteriori rialzi dei tassi, mentre la Bank of England ha mantenuto invariata la propria posizione e la Bank of Japan ha proseguito il graduale percorso di normalizzazione. Le autorità monetarie continuano a fronteggiare la difficile sfida di contenere l'inflazione senza compromettere eccessivamente la crescita economica.

I mercati finanziari avevano in larga parte anticipato tali decisioni. Le reazioni più significative si sono osservate nei comparti valutario e obbligazionario, mentre i mercati azionari hanno mostrato una sorprendente capacità di assorbire le notizie negative legate sia ai tassi sia alla situazione geopolitica.

Valute e obbligazioni: rendimenti ai massimi da anni

Sul mercato dei cambi è proseguito il rafforzamento del dollaro nei confronti dell'euro, sostenuto dalle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti. Parallelamente, il Giappone è tornato a intervenire per sostenere lo yen, segnalando la crescente attenzione delle autorità verso gli effetti economici di una valuta troppo debole

L'impatto maggiore delle politiche monetarie si è riflesso sui mercati obbligazionari. I rendimenti dei principali titoli governativi hanno raggiunto livelli che non si osservavano da molti anni, interessando Stati Uniti, Europa e Giappone. Sebbene l'aumento sia stato generalizzato, le diverse aree geografiche continuano a presentare specificità legate alle rispettive condizioni economiche e fiscali.


In Europa, i rendimenti dei Bund tedeschi e degli altri principali titoli governativi hanno seguito la tendenza internazionale. Anche i BTP italiani hanno registrato un incremento dei rendimenti e un moderato ampliamento dello spread rispetto ai Bund, pur mantenendosi su livelli considerati gestibili. Degno di nota il permanere di un premio di rischio elevato sul debito francese, segnale delle persistenti preoccupazioni relative ai conti pubblici del Paese.

Nel credito societario si è osservato solo un contenuto aumento degli spread per le emissioni investment grade, mentre il comparto high yield ha mostrato un ampliamento più significativo dei premi per il rischio. Al contrario, il debito dei Paesi emergenti ha continuato a beneficiare di una buona domanda da parte degli investitori.

Azioni e materie prime: la resilienza delle Borse

I mercati azionari dei Paesi sviluppati hanno confermato una notevole resilienza. Il Nasdaq si è distinto per la migliore performance grazie al contributo delle grandi società legate all'intelligenza artificiale, mentre i listini europei hanno chiuso il periodo con flessioni contenute. Tra i mercati emergenti si è distinto positivamente il Brasile, mentre l'India ha evidenziato una maggiore debolezza.


A livello settoriale si è osservata una minore brillantezza per utilities e finanziari negli Stati Uniti, mentre in Europa il comparto bancario ha mantenuto quotazioni vicine ai massimi dell'anno. Positive le società attive nelle risorse di base, sostenute dall'andamento delle materie prime. Oro e argento hanno invece corretto parte dei guadagni accumulati nei mesi precedenti, influenzati dal rialzo dei tassi e dal rafforzamento del dollaro.

In sintesi

Nel complesso, settembre ha confermato uno scenario caratterizzato da persistenti pressioni inflazionistiche, politiche monetarie ancora restrittive e tensioni geopolitiche rilevanti. Nonostante ciò, i mercati finanziari hanno mostrato una capacità di adattamento superiore alle attese, sostenuti dalla solidità dell'economia statunitense e dal continuo interesse degli investitori per i settori più innovativi.



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